A volte una maison entra in boutique prima ancora che si riesca a comprenderla fino in fondo.
Chapel Factory arrivò da KŌDŌ dentro una valigetta. A portarla fu Marco, allora alla guida dell’azienda che la distribuiva in Italia, venuto a trovarci insieme a sua madre.
Davanti a un caffè aprì la valigetta e, prima di iniziare, disse una cosa che ricordo ancora:
«Questi non sono profumi facili. Ma se il cliente comprende la loro storia, se ne innamorerà.»
Una premessa così prepara quasi inevitabilmente a qualcosa di scuro, solenne e imponente. Il primo profumo che provai fu invece Baptisma.
E ogni aspettativa si ribaltò.
Un incenso diverso da quello che immaginiamo
Quando si parla di incenso in profumeria, è facile pensare a fragranze cupe, opulente o necessariamente rivolte verso un Oriente immaginato.
Baptisma raccontava tutt’altro.
La maison lo presenta come un’acqua battesimale capace di richiamare il profumo dell’infanzia. Bergamotto, verbena e zenzero introducono un cuore di neroli, gelsomino e latte; sul fondo, l’incenso incontra muschio e muschio bianco.

A me ricordò qualcosa di candido, pulito e leggero. Un fonte battesimale, una luce bianca, la sensazione di una pelle appena lavata. Tutto l’opposto di ciò che mi aspettavo dopo quella premessa.
Ed è stato proprio questo scarto a farmi capire Chapel Factory.
Non avevo davanti una serie di profumi costruiti per ripetere la stessa idea di incenso. Avevo davanti una maison che aveva scelto l’incenso come vocabolario, usandolo ogni volta per raccontare qualcosa di diverso.
La visione di Anaïs Biguine
Chapel Factory nasce nel 2020 dalla visione di Anaïs Biguine, già creatrice di Jardins d’Écrivains.
La storia, la letteratura, le religioni e i loro linguaggi simbolici attraversano il suo lavoro. Con Chapel Factory, questo interesse si concentra su una materia che accompagna l’umanità da secoli.
Sul proprio sito, la maison definisce l’incenso un linguaggio universale e racconta il progetto come un dialogo libero tra eredità spirituale e creazione moderna.
È una distinzione importante.
L’incenso non viene utilizzato soltanto per evocare un luogo religioso, né per costruire una generica atmosfera mistica. Diventa una chiave attraverso cui osservare immagini, rituali, ricordi, opere d’arte e paesaggi.
A volte è luminoso. Altre volte è asciutto, minerale, balsamico, floreale o immerso nei legni. Può parlare di innocenza, libertà, solitudine, natura o viaggio.
Ridurre Chapel Factory alla definizione di “profumi all’incenso” significherebbe perdere quasi tutto il resto.
Una materia che conosciamo già
Nella profumeria siamo spesso portati a cercare materie lontane, nomi esotici e ingredienti che sembrano appartenere a mondi irraggiungibili.
Ci dimentichiamo che alcuni odori sono già nelle nostre case e nella nostra memoria.
L’incenso attraversa tradizioni differenti. È stato utilizzato in riti, gesti e momenti collettivi che cambiano da una cultura all’altra, ma che condividono la volontà di modificare l’atmosfera di uno spazio e attribuirgli un significato.
Per questo il suo odore può risultare familiare anche quando non sappiamo descriverlo. Prima di diventare una nota da cercare dentro una piramide olfattiva, può essere il ricordo di un luogo, di una cerimonia, di una stanza o di un momento.
Chapel Factory parte da questa familiarità e la sposta altrove.
Da Baptisma a Heresy: la stessa materia, storie differenti
Baptisma appartiene al primo nucleo con cui Chapel Factory si presentò nel 2020, insieme a Heresy e Holy Stick.
Già in queste prime creazioni l’incenso cambia continuamente funzione.
In Baptisma viene avvolto da fiori bianchi, latte e muschio. La sua presenza è delicata, polverosa, quasi trasparente.
Heresy segue una direzione diversa. Il nome richiama l’eresia nel suo significato antico di scuola di pensiero. La maison la associa al lusso di sentirsi liberi e al lungo viaggio dell’incenso attraverso la penisola arabica. Pepe, cedro, sandalo, violetta, vetiver, patchouli e legno di guaiaco costruiscono un paesaggio più secco, legnoso e deciso.
Non è quindi l’incenso a imporre un carattere fisso al profumo. È la storia a indicargli quale forma assumere.
Quando un’immagine diventa profumo
Uno degli esempi più chiari del metodo creativo di Chapel Factory è Cornette.
La maison lo collega al ritratto di una donna dipinto nel 1435 da Rogier van der Weyden. Il punto di partenza non è soltanto il soggetto dell’opera, ma il suo bianco spettrale, lo sguardo e la forza silenziosa dell’immagine.
Quella bianchezza viene tradotta in un incenso opaco, gessoso e minerale, attraversato da un muschio vegetale.

L’aspetto interessante non è stabilire se Cornette “profumi come” il dipinto. Un’immagine, naturalmente, non possiede un odore oggettivo.
Il profumo propone invece un’interpretazione: prende colore, materia, atmosfera e tensione visiva e li trasforma in un’esperienza olfattiva.
È qui che la profumeria smette di essere soltanto una successione di note e diventa racconto.
Eliminare il superfluo
Un altro elemento che mi colpì fu la scelta di utilizzare un packaging essenziale.
La sensazione era che la maison volesse eliminare ciò che non serviva per riportare l’attenzione sul contenuto della boccetta. Nessuna costruzione spettacolare necessaria a giustificare il profumo prima ancora di sentirlo.
È una scelta che, personalmente, trovo coerente con il progetto: l’immaginario è ricco, ma l’oggetto non ha bisogno di gridarlo.
Il racconto non viene affidato a un involucro monumentale. Inizia veramente quando il profumo viene provato.
Perché Chapel Factory è entrata da KŌDŌ
Ho scelto Chapel Factory perché amo le storie che vivono dietro ai profumi, e qui ogni creazione ha qualcosa da raccontare.
Non possiedo ancora una risposta definitiva su quali siano i tre profumi che rappresentano meglio la maison. Forse è proprio questo il punto: sceglierne soltanto tre significherebbe cercare una sintesi dove la parte interessante è la varietà delle interpretazioni.
Personalmente utilizzo Oud Pagode, Heresy ed Eau d’Épine. Tre profumi differenti, che non indosso perché desidero semplicemente “sapere di incenso”, ma per le immagini e le sensazioni che riescono ad aprire.
Non ho ancora avuto il piacere di conoscere Anaïs Biguine di persona. Spero che accada presto.
Nel frattempo, Chapel Factory continua a ricordarmi la prima impressione di Baptisma: una materia che pensavo di conoscere e che, nel giro di pochi istanti, si è mostrata completamente diversa.
Forse è questo che dovrebbe fare un buon profumo.
Non confermare ciò che ci aspettiamo, ma offrirci un altro modo di guardarlo.
Scopri Chapel Factory da KŌDŌ
La collezione Chapel Factory riunisce profumi per la persona e creazioni per l’ambiente, ciascuna costruita intorno a una storia differente.
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